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Sanità: Lettera-appello al Presidente Zaia

Caro presidente Luca Zaia,

l’emergenza del nuovo coronavirus che ancora oggi stiamo affrontando ha contribuito a chiarire in molti ambienti un concetto che per me era già una certezza: la sanità pubblica è deve essere l’asse portante del nostro sistema, mentre la sanità privata convenzionata deve restare integrativa.

Se veramente crediamo a questo principio, io credo che – per il bene del Polesine – sarebbe opportuno cercare di riformulare la programmazione ospedaliera approvata lo scorso anno, prima che sia troppo tardi. Tutti sanno che nel nostro territorio abbiamo sei strutture ospedaliere: tre ospedali pubblici a Rovigo, Trecenta ed Adria, e tre case di cura a Rovigo, Santa Maria Maddalena e Porto Viro. Pochi polesani, tuttavia, sono realmente informati del fatto che nella primavera del 2019 la Regione che tu guidi ha reso esecutiva, tra l’altro, la nostra nuova programmazione ospedaliera, delineando l’organizzazione della sanità del futuro.

Ora la cosa più semplice che potresti fare è ripensarla, fermarti un attimo e chiarirti le idee. Fuori da qualsiasi calcolo politico, per quel bene che ti potrebbe dare la massima soddisfazione: il bene pubblico.

Perché rivedere la programmazione? Partiamo da qualche esempio concreto. Come valutare il fatto che in una realtà provinciale di appena 236 mila abitanti, con sei ospedali e diversi centri specialistici convenzionati, il differenziale tra il costo delle prestazioni effettuate ai nostri cittadini che vanno fuori provincia e gli assistiti di altre realtà ai quali diamo prestazioni specialistiche e di ricovero, nel 2019, prima del contagio, è negativo? E, se ho letto bene, negativo per quasi nove milioni in un anno.

È poi indispensabile che nei vari ospedali ci siano delle eccellenze, che possano dare risposte adeguate ai residenti ed essere di richiamo per chi ne ha bisogno, e per gli stessi sanitari che ci devono lavorare. Proprio per questo motivo, non riesco a comprendere perché per il reparto di Malattie infettive, prima dell’emergenza sanitaria, siano stati mantenuti solo sei posti letto in tutta la provincia. Dovremmo, in realtà, poter già disporre di alcuni particolari reparti “a fisarmonica”, pronti all’utilizzo in caso di bisogno.

Un altro esempio: perché all’ospedale di Rovigo – dove nel frattempo si è concentrata tutta la Psichiatria (che, secondo me, avresti potuto potenziare a Trecenta o trasferire ad Adria) – con un numero importante di sale operatorie a disposizione, non si è previsto neppure un posto di degenza in più per riabilitare i pazienti che vengono operati? Non si sarebbe potuto provvedere ad almeno 40-50 posti letto?

E la situazione di Adria? Nonostante la grave carenza di medici chirurghi, ortopedici e ostetrici, si è scelto di ridurre in modo massiccio i posti letto, senza incentivare la presenza di servizi di alta specializzazione, una presenza necessaria – tra le altre cose – per attirare personale medico da fuori, senza doverlo “pregare” e magari pagare molto di più. Al tempo stesso, inoltre, prevedi due posti di Pediatria.

Ho voluto presentare solo qualche esempio limitato, ma il tema è troppo importante per non provare ad analizzare, almeno sommariamente, alcune situazioni concrete. Se si comincia spendendo troppo o male, è chiaro che in prospettiva non si avranno più risorse adeguate per i servizi territoriali, per gli anziani, per i disabili, per tutti coloro che già pagano una carenza di servizi essenziali. Si pensi al dramma (anche polesano) degli anziani: oggi nelle case di riposo c’è chi riesce ad entrare con costi incredibili e chi è obbligato a trovare altre onerose soluzioni.

Sono sicuro che avremo modo di confrontarci su questi temi in maniera specifica in altre occasioni. Concludo, caro Luca, ribadendoti che è fondamentale un cambiamento. Altrimenti, saremo davvero obbligati a sostituirti per poterlo realizzare noi.

Un cordiale saluto

Diego Crivellari

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