ROVIGO 24/08/2017 – <Quarantasette milioni per l’Ospedale di Rovigo sono una somma ragguardevole, rispetto alla quale i cittadini avrebbero il diritto di capire quale progetto e quali gli obiettivi futuri per la sanità polesana. Assessore e Presidente della Regione Veneto hanno fatto proclami, parlano di investimenti e risorse importanti ma non hanno ancora tracciato la rotta. Prendiamo atto che questo è il primo, timido passo verso la realizzazione del modello HUB per l’ospedale di Rovigo, un modello che dovrebbe essere essenziale per la programmazione regionale del nostro territorio. Ad Adria e a Trecenta vi sono tante, condivisibili battaglie a difesa dell’esistente, ma è ora, oltre a non perdere d’occhio i servizi che già esistono nelle realtà periferiche, di impegnarsi, tutti, a fondo, e spendere le nostre residue energie perché, presto e bene, si porti a compimento una nuova visione della gestione della sanità provinciale. Il modello Hub & Spoke, in Sanità, parte dal presupposto che per determinate situazioni e complessità di malattia siano necessarie competenze rare e costose che non possono essere assicurate in modo diffuso ma devono invece essere concentrate in Centri di alta specializzazione a cui vengono inviati gli ammalati dagli ospedali del territorio. Il modello prevede, pertanto, la concentrazione dell’assistenza di maggiore complessità in “centri di eccellenza” (hub) e l’organizzazione dell’invio a questi da parte dei centri periferici dei malati che superano la soglia dei complessità degli interventi effettuabili in loco. “Spoke”, invece, sono i centri ospedalieri «a media intensità di intervento», che gravitano intorno ai grandi “scali” specialistici, seguendo il paziente, “gestendone” le condizioni cliniche e tentando di stabilizzarle. Nel nostro territorio si possono individuare negli ospedali di Trecenta, Adria, Schiavonia e nelle Case di Cura Private accreditate. Dobbiamo fare un salto di qualità, puntando al continuo miglioramento della “sanità di prossimità” per garantire ai pazienti le cure migliori, nel tempo minore; nei centri più attrezzati per tecnologie e con più alta professionalità collettiva per casistica ed esperienza acquisite. In Provincia di Rovigo, è previsto, pertanto, che l’Ospedale del capoluogo sia un “Hub” provinciale, da distinguere dagli HUB regionali (ad. es. Padova e Verona) dove l’attività specialistica è ancora più elevata. Tutto ciò passa si dall’indispensabile ammodernamento della struttura ma, altrettanto importante, è che abbia e acquisisca le professionalità adeguate. La scommessa è ancora più forte poiché nel Polesine siamo in pochi, circa, 250 mila persone, in un territorio vasto dove i costi assistenziali sono, obbligatoriamente, più alti che in altre realtà più popolose. Un ulteriore aspetto è che dobbiamo renderci conto che la medicina ospedaliera negli ultimi vent’anni è cambiata radicalmente. Non possiamo limitarci a richiamare sempre i posti letto per acuti che non ci sono più, mentre Rovigo ha bisogno di un Ospedale che dia le risposte sanitarie ad alto livello. Attenzione e considerazione vanno prestate alle parole del Sindacato, preoccupato come noi cittadini della perdita di eventuali servizi. Auspico che il confronto tra parti sociali, azienda e istituzioni produca i migliori effetti>.

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