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LEGGE SUI PICCOLI COMUNI, SOSTEGNO PER LE AREE RURALI COME IL POLESINE

LE AGGREGAZIONI NON DEVONO ESSERE IMPOSTE, MA PARTIRE DAI TERRITORI

Il parlamentare del Partito Democratico esclude la “mannaia” paventata dal sindaco di Adria spiegando la nuova legge sugli enti fino a 5000 abitanti. Cento milioni per scuole e uffici postali, agevolazioni ed aiuti per lo sviluppo. L’annuncio: <Il 14 ottobre in Polesine il collega Borghi per parlare della nuova legge e delle aree interne>.

ROVIGO 30/09/2016 – <La presunta mannaia del Governo sui piccoli comuni paventata dal sindaco di Adria non è una ipotesi all’ordine del giorno, anzi è utile fare qualche considerazione all’indomani dell’approvazione della nuova legge sui piccoli comuni>. Così il parlamentare del Partito Democratico Diego Crivellari spiegando la nuova legge sui piccoli comuni, in risposta alle questioni mosse in questi giorni rispetto alle difficoltà alle quali sarebbero esposti gli enti locali di piccole dimensioni. <La Camera dei Deputati – ha continuato Crivellari – ha infatti approvato la nuova legge sui piccoli comuni fino a 5000 abitanti. Un modo per venire incontro alle esigenze delle tante comunità che vivono lontane dai grandi centri urbani e alle aree interne che, come nel caso del Polesine, compongono il tessuto profondo di un paese dalla storia millenaria come l’Italia. Sono così previste agevolazioni e misure di sostegno – ad esempio – per i comuni a rischio di spopolamento o con alto tasso di invecchiamento; per i comuni compresi dentro un parco regionale come nel caso del nostro Delta; per i comuni frutto di fusioni fino a 5000 abitanti e per diverse altre tipologie. Si comincia con 100 milioni di euro che saranno essenzialmente destinati al rafforzamento di infrastrutture come scuole e uffici postali, valorizzazione della filiera corta e della biodiversità, acquisizione di ferrovie dismesse e case cantoniere, piani dei trasporti, diffusione della banda ultralarga, implementazione dei servizi ai cittadini, tra le altre cose. Nessuna volontà del governo di penalizzare le comunità più piccole, ma piuttosto l’esigenza di valorizzare le aree rurali con la creazione di vere “green communities” e di affiancare politiche concrete di sostegno e rilancio della coesione socio-economica alla promozione di incentivi già esistenti per le unioni e per le fusioni. Questi processi non avverranno per decreto o per imposizione, o mortificando le realtà periferiche – ha concluso Crivelalri – come si arrivasse alla fusione di piccoli comuni “per consunzione”, ma dovranno necessariamente far leva sul protagonismo degli enti territoriali e delle comunità nonché sulla effettiva omogeneità sociale culturale territoriale. Il 14 ottobre prossimo avremo in Polesine l’on. Enrico Borghi, relatore della legge sui piccoli comuni alla Camera e delegato della presidenza del Consiglio per le aree interne>.

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