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Iras, quattro anni di commissariamento a chi giovano?

Nell’apprendere che è stato nominato un nuovo commissario regionale per l’Iras di Rovigo, ci rendiamo conto di come le scelte politico-amministrative del presidente uscente della Regione Luca Zaia sembrino apparentemente non avere confini o limiti precisi.
Sono quattro anni che, in questo modo, Venezia sceglie nella sostanza di delegittimare le nomine e gli indirizzi delle amministrazioni comunali che si sono succedute in questo periodo per l’Ipab più importante del Polesine. Un’azienda socio-sanitaria da 361 posti letto, la cui governance Zaia continua a surrogare senza particolare riguardo per il ruolo di quelli che dovrebbero esserne i legittimi amministratori.
Che fare? Se la nostra Regione, in realtà, fosse stata più attenta agli investimenti nell’assistenza agli anziani e alla cronicità e meno alle poltrone, oggi saprebbe perfettamente che l’Iras di Rovigo è e rimane potenzialmente un fiore all’occhiello per il Polesine e riuscirebbe, soprattutto, a gestire quei posti letto dedicati agli anziani con malattie croniche che la stessa giunta Zaia in questi anni ha tagliato dagli ospedali. Avremmo così finalmente una struttura assistenziale in grado di offrire un servizio adeguato. Da troppo tempo, al contrario, la Regione fa finta di non vedere i danni di una mancata riforma del sistema, mentre il mancato finanziamento del sistema residenziale territoriale si sta scaricando drammaticamente sulle famiglie e sui lavoratori del settore. A fronte di un taglio dei posti letto negli Ospedali, non c’è stato il necessario investimento nella medicina del territorio e nell’ambito socio-sanitario più complessivo, mentre soprattutto in territori come il nostro, dove l’età media e il numero di anziani sono molto alti, l’aumento ormai esponenziale del bisogno assistenziale e di cure rischia di mettere in ginocchio il sistema. Non a caso nei reparti per anziani degli ospedali del nostro territorio, come nei servizi di osservazione breve del pronto soccorso, abbiamo una media dei giorni di degenza tra le più alte del Veneto. Parallelamente, nelle case di riposo, troviamo sempre più ospiti con un certo grado di gravità, mentre la normativa regionale, vecchia e superata, continua a riconoscere i livelli basso e medio e non di grave intensità: così facendo, essa non riconosce di fatto il ruolo che ormai da anni queste strutture stanno svolgendo nel territorio a supporto della nostra sanità.
Di conseguenza, non serve a nulla commissariare per il quarto anno di seguito una struttura, se poi non viene trovata una soluzione efficiente finalizzata a ridurre stabilmente il debito della Rsa e soprattutto, attraverso una vera riforma del sistema, capace di creare i presupposti per un concreto rilancio. Per l’Iras c’è bisogno di uno studio, di un progetto industriale a lungo termine che possa dare un’impronta decisa al futuro dell’azienda. L’Iras ha bisogno di un piano in cui la Regione possa destinare risorse utili per risolvere le difficoltà economiche dell’azienda, ma la decisione di un nuovo incarico commissariale dimostra che in realtà non si vede ancora l’ombra di un progetto di rilancio. Oltre alla proposta di vendita di una parte della struttura, per giunta di proprietà del Comune, per pagare dei debiti, qual è o quale sarebbe il vero piano di rilancio che da quattro anni si sta aspettando?

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