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Il Delta al centro del rilancio del Polesine

Mercoledì 1° Luglio la presentazione del volume “Ambiente e territorio. I parchi tra crisi e rilancio” (ed. Ets, Pisa) ha visto un interessante dialogo a tre tra l’ex parlamentare del Partito Democratico Diego Crivellari, il sindaco di Taglio di Po Francesco Siviero e uno degli autori del volume, Valter Zago, esperto della materia e a lungo presidente del Parco del Delta emiliano-romagnolo. Al centro della discussione vari temi: come evitare il predominio della burocrazia, come favorire il protagonismo delle comunità locali, come valorizzare il ruolo dei sindaci e delle amministrazioni, come favorire una collaborazione più costruttiva tra sponda veneta e sponda emiliano-romagnola. “Non solo lavanda” ha esordito Crivellari. “Oggi occorre accorciare la distanza che separa Venezia dal Delta e dalle sue comunità. Approfittare di quelle progettualità che, come le aree interne, hanno già messo in rete le nostre amministrazioni locali e portato a risultati significativi in termini di politiche, strategie, condivisione di una visione del territorio. Il parco riparta dai suoi sindaci e dalle risorse del territorio”. Per Siviero, sindaco di uno dei comuni del Parco veneto, appare necessario “un salto di mentalità, che coinvolga tutti gli attori istituzionali in campo. Il parco esiste ed esiste ormai da diverso tempo. Per questo motivo occorre farlo funzionare, superare ogni visione eccessivamente burocratica, comprendere che l’autogestione è la chiave perché il parco del Delta non sia sentito come una imposizione da chi abita i suoi territori”. Valter Zago, dopo aver compiuto un rapido excursus dalla nascita della Legge 394 sui parchi fino al tentativo di creare un coordinamento interregionale tra il parco veneto e quello emiliano, alla fine del 2017, ha provato a tracciare una prospettiva dentro un quadro d’insieme che descrive la situazione attuale dei parchi nel nostro paese. In particolare, per quanto riguarda l’area del Delta veneto ed emiliano Zago ha sostenuto l’importanza di “condividere le buone pratiche che già interessano la tutela ma anche il marketing territoriale, dare spazio all’iniziativa dei sindaci e delle comunità locali, abbandonare ogni complesso di inferiorità verso altre realtà, perché le potenzialità di un territorio straordinario non potranno che far crescere anche le occasioni di uno sviluppo umano ed economico compatibile con il rispetto di un ambiente unico”.

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