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CRIVELLARI IN COMMISSIONE PER DIFENDERE IL DESTINO DI POSTE ITALIANE

Martedì la questione sulla società dello stato dedicata alla gestione del servizio postale sarà discussa ed approfondita nella seduta della Commissione Trasporti.

ROVIGO 10/07/2016 – <Martedì la questione del servizio postale tornerà ad essere discussa ed esaminata in Commissione Trasporti, con la presenza delle parti sociali e dei sindacati. Non perderò occasione di dire che Poste è tuttora la più grande azienda di servizi del Paese, e lo è anche per la sua funzione sociale. Essa mantiene un ruolo fondamentale nella infrastrutturazione dell’Italia. Nel processo di privatizzazione è necessario un percorso di approfondimento, è necessario avviare un vero dibattito pubblico sul tema. Avvertiamo la necessità di trovare un punto di equilibrio tra la volontà di arginare il debito pubblico e l’assetto complessivo del sistema postale. Le decisioni politiche e di mercato che attengono a Poste riguardano, naturalmente, anche gli interessi diretti dei cittadini e la loro tutela. Questa ulteriore dismissione stabilita dal Governo, 35% delle azioni a Cassa Depositi e Prestiti e messa sul mercato del restante 30%, pone di conseguenza seri interrogativi: si tratta di una mera operazione di cassa? Poste deve diventare una sorta di azienda “salvadanaio” per lo Stato, come nella vicenda Alitalia? Come si concilia tutto questo con la necessità di rilanciare l’azienda dentro il sistema-Paese? In primis, si impone un bilanciamento tra assetto proprietario, iniziativa economica e funzione sociale di Poste, anche nello spirito della nostra Costituzione. La privatizzazione impatta sul servizio pubblico e sociale e con tale servizio si deve misurare. Servono pesi e contrappesi. Da qui la necessità di un confronto pubblico che coinvolga governo azienda e parti sociali. Dobbiamo aprire a un reale confronto sul destino di una infrastruttura strategica per il Paese: si parla di posti di lavoro, di 500 miliardi di risparmi dei cittadini, di coesione sociale e territoriale del Paese. Ricordiamo che la collocazione in borsa del 2015 di Poste ha già comportato 157 milioni in meno per le casse dello Stato in termini di mancato introito di dividendi. La privatizzazione ulteriore non può tradursi in una mera operazione di cassa, ma deve investire il tema più ampio della governance aziendale. La partecipazione dei lavoratori. Il modello di organizzazione, l’ufficio postale pensato come presidio e interfaccia tra cittadini e PA, base per la digitalizzazione del Paese. Il nuovo piano strategico 2015-2019 poneva obiettivi ambiziosi: investimenti nel digitale per miliardi, ridefinizione del servizio universale, ben 8000 assunzioni. Oggi rischiamo di assistere ad una progressiva perdita del carattere sociale del servizio e ad un sostanziale regresso, anche rispetto agli accordi del settembre 2015, con disservizi crescenti e messa in discussione della presenza capillare dell’azienda del territorio. Chiedere un confronto pubblico su questa operazione non significa essere ostili in modo pregiudiziale alle privatizzazioni, ma significa esigere chiarezza nelle procedure e negli obiettivi da perseguire, nell’interesse di lavoratori e cittadini>. Così il parlamentare del Partito Democratico Diego Crivellari.

 

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