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COSTO DELL’ENERGIA ELETTRICA PER I CONSORZI DI BONIFICA: PROPOSTA CRIVELLARI PER L’ELIMINAZIONE DEGLI ONERI

Il parlamentare polesano ha depositato un progetto di legge per ridurrebbe i costi e dare sostegno concreto alla crescita e la salvaguardia dei territori colpiti dalla subsidenza.

ROMA 09/06/2017 – <Eliminiamo gli oneri di sistema per le utenze di energia elettrica per il sollevamento e lo scolo delle acque degli impianti dei Consorzi di Bonifica, ricadenti nei territori subsidenti dell’area del Delta del Po veneto ed emiliano-romagnolo>. Il parlamentare polesano Diego Crivellari ha depositato alla Camera dei Deputati una proposta di legge per abbattere i costi legati al consumo di energia elettrica da parte degli impianti di sollevamento delle acque di bonifica. <Oggi le spese energetiche, anche per i continui aumenti del costo kWh, hanno ormai raggiunto valori insostenibili. Solo negli ultimi anni – ha continuato Crivellari-  il costo del kWh è aumentato del 25%, nell’ultimo decennio di oltre il 50%. Il sistema di bonifica rodigina è attualmente costituito da 201 impianti, quello ferrarese da 170. Vale infine la pena di precisare che i Consorzi di Bonifica non possono godere dei benefici previsti per le imprese a forte consumo di energia elettrica. Dobbiamo tuttavia ricordare che costi energetici non possono più ricadere soltanto sui cittadini che abitano nei territori di Rovigo, Ferrara e Ravenna, su imprese e famiglie, creando un ingiusto gap rispetto alle realtà limitrofe. Gli oneri generali di sistema elettrico incidono per quasi il 25% sul costo di ciascun kWh. L’esenzione dei Consorzi di Bonifica del Delta del Po da tali oneri aggiuntivi sui costi di energia elettrica, sostenuti per la salvaguardia idrogeologica del territorio, appare per molti aspetti doverosa. Il costo dell’energia a carico dei Consorzi di Bonifica interessati dal fenomeno della subsidenza, ammonta ormai annualmente a circa 15 milioni di euro. La proposta di legge – ha concluso il parlamentare – ridurrebbe sensibilmente questi costi e rappresenterebbe un sostegno concreto e importante per la crescita e la salvaguardia di questi territori>.

Breve sintesi della relazione alla proposta di legge:

I territori di Rovigo, Ferrara e Ravenna sono stati interessati da un intenso sfruttamento di giacimenti metaniferi nel periodo compreso tra il 1938 e il 1964 con effetti sempre più deleteri, e in territori peraltro già soggetti al fenomeno della subsidenza, si delineò in tutta la sua drammaticità il problema dell’abbassamento del suolo. Il solo Polesine era arrivato a rappresentare il 40% della produzione nazionale di gas. Tra il 1938 ed il 1960 nelle province di Rovigo e Ferrara furono perforati oltre 4000 pozzi. E la produzione annuale del territorio polesano arrivò alla fine degli anni Cinquanta a circa 290 milioni di mc di gas. Nel gennaio 1961 il Consiglio dei Ministri decise di sospendere ogni attività estrattiva del metano, da Adria al mare. Nel marzo 1963 con decreto del Ministero dell’Industria venne ulteriormente allargato il territorio in cui l’attività era sospesa. Il 25 maggio 1964 si concluse definitivamente l’epoca dei pozzi.  L’abbassamento medio fu di 1,15 metri sull’intera area del Delta. Agli inizi degli anni Sessanta l’abbassamento aveva raggiunto punte di 2 metri e oltre, con una velocità stimabile in 10-25 cm per anno, che si arrestò in coincidenza della fine delle estrazioni.  Il progressivo abbassamento del Polesine e del Delta portò ad un grave dissesto idraulico e idrogeologico che ebbe – e ha ancora oggi – pesanti effetti sulla bonifica e ripercussioni sulla vita economica e sociale dell’intera area. I danni maggiori provocati da questa “subsidenza artificiale” furono quelli subiti dalle opere idrauliche e di bonifica. Tutti i corsi d’acqua si trovarono in uno stato di piena apparente, perché gli alvei e le sommità arginali si erano abbassate rispetto al livello dell’acqua ed erano aumentati i carichi idrostatici sul piano campagna e con essi le sollecitazioni ai corpi arginali. L’aumento dei profili di piena aveva annullato il franco di sicurezza degli argini esponendo il territorio a frequenti esondazioni. Anche gli argini a mare furono compromessi dall’abbassamento del suolo: un fenomeno di tale gravità che gli argini di difesa a mare sono stati ricostruiti e ampliati con quote di sommità di 3,5-4,0 metri sul livello del medio mare. E naturalmente furono innalzati gli argini dei grandi fiumi. Poi negli anni Ottanta le leggi finanziarie statali – e in particolare la Legge 10 dicembre 1980, n. 845, il comma 5 dell’art. 7 della Legge 22 dicembre 1986,  n. 910, il comma 15 dell’art. 17 della Legge 11 marzo 1988, n. 67 – hanno attivato specifiche linee di finanziamento per consentire ai Consorzi di bonifica di continuare ad attuare opere che consentissero di presidiare un territorio ormai compromesso. Più recentemente sono cessati i finanziamenti statali, rientrando la materia tra le competenze delle Regioni. Queste ultime, in concomitanza con l’emergere di una difficile situazione della finanza pubblica, hanno finito per ridurre drasticamente i finanziamenti destinati ai Consorzi per mitigare i danni della subsidenza.

 Diego Crivellari

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